venerdì 15 novembre 2013

Una storia metropolitana

Conoscevo un’aragosta
che abitava a Famagosta;
si è spostata e, in un sussurro,
è arrivata fino a Turro!

Il suo amico è un bel biscotto,
abitante di Precotto,
che fa il paio con un mago,
situato a Crescenzago.

Ma quel mago era un po’ pazzo
e, alla volta di Caiazzo,
confidò a tutti un segreto
nella piazza di Loreto:

"C’era una bella maghetta
che arrivava da Crocetta:
poiché si sentiva sola,
era andata fino a Piola.

E da lì verso Cernusco
intonando un canto etrusco,
le ho donato una mimosa
delle parti di Certosa

ed un altro fiorellino,
colto lì a Sant’Agostino,
finché a un passo da Turati,
ci siam tutti innamorati!”

giovedì 14 novembre 2013

La mia mosca

C’è una mosca che ora cito,
le ho poi detto “Cito mosca!”
La tenevo sopra un dito,
ma qualcuno se la imbosca.

L’hanno messa in una tasca,
ma la mosca è un po’ diversa,
dalla tasca presto casca
e cascando si è dispersa.

Si è dispersa la mia mosca,
forse l’ho citata troppo,
ma se ha l’aria troppo fosca,
ho per lei dello sciroppo.

E così che la mia mosca,
tutta ricostituita,
sulle note della Tosca, 
salutando è ripartita! 

venerdì 8 novembre 2013

La tigre dai denti a fragola


C’era una volta un grande animale,
che tutti quanti faceva scappare,
scappare sì, ma a ben dire, al contrario,
forte di un tratto ben straordinario!  

Quando ruggisce, fa fusa e miagola
ed è la tigre dai denti a fragola,
che le troneggiano ai lati del labbro,
belli che sembran scolpiti da un fabbro.

Coi mastodontici fragoloni,
è tra i felini di certo più buoni,
capita a volte che se li assaggi
e ne dia un poco anche a chi è nei paraggi.

Ottime fragole al gusto di pesca,
ne cogli una ed aspetti che cresca,
è un animale proprio da favola
la nostra tigre dai denti a fragola!

La macchina musicale!

Suona la banda, la banda suona, 
guido una panda che mai non stona,
era una macchina assai musicale
e l'ho avviata alla resa industriale. 

Poi ci ho pensato e mi sono detto: 
tutta sta industria, dove la metto? 
A ben pensarci così va benone, 
per ogni marcia una nuova canzone! 

mercoledì 6 novembre 2013

Lezioni di navigazione

CAPITOLO 1 - LA BARCA A RENI

Una volta Piero doveva andare al di là non del suo naso, non delle apparenze, ma della sponda del fiume. Cercò di prendere il problema di sponda, ma alla fine dovette affrontarlo in maniera diretta, perché: non aveva i remi. In compenso aveva la barca, che non è mica poco, quando vuoi andare al di là della sponda di un fiume. In mezzo alla corrente e facendo ciao ai pesci, il discorso della propulsione diventò però pressante, così che Nicoletto (che una volta era Piero, ma adesso, evidentemente, Nicoletto) decise di propellere a suon di colpi di reni.

CAPITOLO 2 - LA BARCA A RAMI

Scoraggiato dalla lentezza dei suoi reni, decise di fabbricare dei remi. Per fare un remo ci vuole l’albero, per fare l’albero ci vuole il seme e per vederlo crescere un sacco di pazienza. E Nicoletto, pensate un po’, la trovò. Era primavera quando sulla sua barca spuntò il primo germoglio, che si fece un bell’alberello con un sacco di rami e rametti. In tutto quel tempo, però, Nicoletto e la pianta erano diventati amici e di utilizzare i suoi beni rami come remi, proprio ne se ne parlava.

CAPITOLO 3 – LA BARCA A RAME

Senza saper leggere né scrivere, Nicoletto non lesse né scrisse, però costruì una speciale copertura di rame, famoso per essere un grande conduttore. Difatti condusse un sacco di calore dall’altra parte del fiume; la barca, tuttavia, rimase bella che ferma.

CAPITOLO 4 – LA BARCA A RANE

Nell’incertezza su come proseguire, Nicoletto improvvisò un invito a quelle che, secondo lui,  erano delle signore esperte di navigazione. Invece non erano signore neanche un po’, dati i versacci che facevano. Quanto alla navigazione, ognuna gli diede un consiglio diverso e Nicoletto non ne capì neanche uno.

CAPITOLO 5 – LA BARCA A ROMA

Intanto che Nicoletto non attraversava, capirete da voi che la corrente si portava a spasso la bella barca azzurra. Avvenne così di scoprire che il fiume sull’altra sponda del quale il nostro eroe voleva andare, era il Tevere. Bene, direte voi. “Bene”, disse anche Nicoletto, “visiterò il Colosseo e farò anche un salutino a Marco, che a Roma ci abita da quando era bambino, con tanto che ha 4 anni”.

CAPITOLO  – LA BARCA A REMO

Avvenne così che Nicoletto, stufo e arcistufo di non attraversare, regalò la barca a Remo, che passava proprio di lì. Remo la regalò a Romolo e Romolo la portò allo zoo per regalarla a una certa loro parente.

Nicoletto ricavò invece una barca nuova, leggera leggera, da un petalo di tulipano, costruì una vela con un altro petalo e con un soffio leggero, fu in un baleno dall’altra parte del fiume.

giovedì 31 ottobre 2013

L'uomo chiamato ventaglio

Un uomo chiamato ventaglio,
prendeva per sbaglio un abbaglio,
sbagliava sapendo di sole,
tra questa e duemila parole,

Al suo ventunesimo sbaglio
andò ad abitare in un baglio:
tra mille mazzetti di viole
faceva le sue capriole.

Un tale gli chiese però:
“Ti chiami ventaglio a che pro?”
E l’uomo chiamato ventaglio
ammise: era solo uno sbaglio! 

Un chiaro copione

PRIMA PARTE 
Luigi, che era un lupetto.

DOPO ARRIVA 
Loredana, che era una pecorella.

SE CON DA PARTE 
cento lire, cento lupi col senso del ritmo potrebbero suonare, lo stesso non si può dire di cento lupetti che hanno certamente delle ottime maniche blu cielo ma, sfortunatamente, non le mani.

Senza cento lire, o se Enza ha cento lire, però da parte, e invece in mano ha una bella forbicina, si potrà tosare Loredana e farci un cappellino pesante per l’inverno. L’inverno, dovete sapere, ha sempre freddo e dunque un cappellino non può fargli che bene. Inoltre non sarebbe carino che qualcuno pensasse un po’ a lui, quando normalmente, appena arriva l’inverno, tutti pensano all’estate?

FINE PRIMO ATTO
potrebbe essere, ad esempio, un primo atto di fine gentilezza, grande attenzione o un elegante sorriso. Donare il cappellino all’inverno o invitarlo in montagna coi nostri amici a sciare, tutto sommato, va benissimo. Sempre riguardo al cappellino:

SE CON DO ATTO,
magari do atto anche senza. Ma senza, fa più freddo.

FINALE Ligure, infine, potrebbe finalmente essere ligure e solo inizialmente un finale, è invece evidente che solo secondariamente è ligure, mentre primariamente un finale. Ecco l'orlo di un paradosso, o l'orso di un paraorlo, giacché gli orli, soprattutto a Finale Ligure, risentono drammaticamente dello sporco. I paraorli vanno quindi per la maggiore e, come ulteriore incentivo all'acquisto, per ogni confezione vi è un orso in omaggio. Un orso delicato e di buon cuore, che indossa un lupetto e un cappellino di lana di pecorella, che però ha appena regalato all'inverno. Che bravo orso! Generoso come non se ne vede spesso e, difatti, invece che spesso è 

FINE.